mercoledì 27 giugno 2012

La Nota del Traduttore punto it

http://www.lanotadeltraduttore.it/scatole_cinesi_quattro_stagioni.htm

rivista elettronica di Dori Agrosì

Scatole cinesi. Quattro stagioni per il detective Malone
di: Soti Triantafillou / editore: Voland, 2012
traduttore: Giuseppina Dilillo - Traduzione dal greco moderno


Le scatole cinesi, come le matrioske russe, sono una serie di scatole inserite una dentro l’altra, l’ultima, la più piccola, non si apre, conserva per sé il suo segreto e il suo prezioso contenuto. I fatti narrati in questo libro si concatenano l’uno all’altro come scatole cinesi, un elemento porta a un altro e poi a un altro ancora, nella speranza continua di giungere a una conclusione che però non arriva.
Nonostante l’assenza del classico “lieto fine”, il libro rispetta ugualmente il criterio aristotelico della “catarsi”. La differenza rispetto alla letteratura di genere noir a cui Scatole cinesi appartiene, e la firma distintiva di Soti Triantafillou, sta nel fatto che la “catarsi” non è intesa come purificazione della società dal male (l’arresto dell’assassino e il trionfo del bene sul male), ma diventa una questione personale del protagonista, del solitario detective Malone.  
Abbandonato dalla sua donna già alcuni anni prima dell’inizio cronologico di questa storia, non riesce ancora a elaborare la perdita subita e si rifugia in un atteggiamento apatico fatto di routine, come se l’automatismo della sua quotidianità possa in qualche modo sopperire all’incapacità di reagire. Ogni tanto si lascia prendere dall’impulso di porre fine alla sua vuota esistenza: un semplice cavo elettrico da cui pende la lampadina in una bottega di barbiere “gli [sembra] proprio adatto a impiccarsi” (pag. 69); la finestra bloccata del suo ufficio gli impedisce di assecondare “quel vecchio desiderio di cadere nel vuoto” (pag. 50).
Il male della società in cui si muovono Malone, la sua segretaria Deni e i poliziotti che indagano sulla serie di omicidi di stampo razzista, porta a crearsi una corazza impenetrabile di difesa che potrebbe essere scambiata per insensibilità. In realtà si tratta di rassegnazione, dovuta alla consapevolezza di essere impotenti di fronte al male e di non poterlo debellare. Il male non è che il risultato di un intricato complesso di concause (scatole cinesi!) per le quali nessuno è direttamente responsabile, o se lo vogliamo vedere secondo l’ottica di Soti, per le quali tutti siamo responsabili, almeno indirettamente.
Ma la “catarsi” che Soti Triantafillou ha previsto per il suo libro non è la tragica risoluzione di Malone come un novello Aiace, bensì il ritorno, dopo un anno intero, della primavera, quando cioè Malone riesce finalmente a formulare un pensiero che somiglia più a un momento epifanico: si rende conto di essere ormai “cresciuto troppo per continuare a soffrire” (pag. 211) e decide di uscire dal torpore.
Non è semplice tradurre Soti Triantafillou. È tra gli scrittori greci contemporanei più noti. Da quando ha cominciato a pubblicare, una ventina di anni fa circa, ha dato alle stampe più di 20 libri tra romanzi e raccolte di racconti, oltre a vari altri libri di non narrativa. Possiede una cultura sconfinata e nei suoi libri ci sono sempre moltissimi riferimenti storici e culturali che il traduttore deve saper riconoscere perché spesso sono ben mimetizzati nel flusso narrativo. Compito arduo.
Difficile è anche cercare di rispettare il suo personale stile di scrittura. Molte ripetizioni enfatiche, uso di tutti i segni di interpunzione previsti dai manuali di scrittura. In un’epoca, la nostra, che ormai considera il “punto e virgola” un elemento in via di estinzione, Soti ne fa un uso abbondante e particolarissimo. In alcuni punti ho dovuto emendare e trasformare qualche punto e virgola in semplice virgola o in punto. Ma in alcuni tratti, questo apparentemente insignificante segno di interpunzione, assume un ruolo importantissimo, e non poteva essere epurato. Penso soprattutto alla scena in cui Deni, piena di ansia e paura, aspetta la visita dell’uomo di cui suo malgrado si è innamorata ma che probabilmente è coinvolto nella serie di omicidi. Lei è in casa (un mini-appartamento invaso da scarafaggi che lei aspira con il suo aspirapolvere rosa) e aspetta “…con il batticuore a ogni minimo rumore; un gatto passò miagolando fuori della porta; una vicina uscì sul pianerottolo per spazzare; il portiere le infilò sotto la porta una pubblicità di cibi cinesi da asporto. (pag. 128). Qui il punto e virgola dà la sensazione di fotogrammi che si susseguono, come se fossero sprazzi di luci di diapositive proiettate in una sala buia: il batticuore a ogni minimo rumore – clack-buio-cambio diapositiva- un gatto passa miagolando fuori della porta – clack-buio-cambio diapositiva-una vicina esce-clack-buio-cambio diapositiva-il portiere le infila una pubblicità-clack-buio. Non si ha la sensazione che questi fotogrammi posti così aumentino la suspense e ci rendano perfettamente lo stato d’animo di Deni trepidante? Il punto e virgola doveva rimanere.

Giuseppina Dilillo 


recensione di Scatole Cinesi su "solo libri punto net"

http://www.sololibri.net/Scatole-cinesi-Quattro-stagioni.html 
di Rossella Martielli, scrittrice - 18-06-2012 
Pubblicato da Voland nel 2012, “Scatole cinesi. Quattro stagioni per il detective Malone” della greca Soti Triantafillou è uno di quei romanzi che rappresentano dei veri e propri affreschi di una città e di un’epoca. In questo caso si tratta della New York della fine degli anni Ottanta, che si apprestava a entrare nel decennio dei Novanta e nell’era di Giuliani, il sindaco italo-americano famoso per la sua intransigenza, l’autoritarismo e la lotta senza quartiere contro la criminalità che mai come in quegli anni teneva sotto scacco la Grande Mela, al punto da farne una delle metropoli più pericolose dell’intero globo.
Nel 1989, anno in cui è ambientato il romanzo, New York aveva infatti raggiunto livelli di pericolosità eclatanti: la maggior parte dei quartieri erano in mano alla microcriminalità locale, spesso di provenienza estera, orientale o europea, il più delle volte a servizio di potenti organizzazioni mafiose internazionali come quella cinese; incalcolabile il numero dei furti e degli omicidi efferati, senza un movente apparente, enorme la diffusione delle droghe pesanti – soprattutto l’eroina – e della malattia ancora semi-sconosciuta che costituirà la più grande epidemia degli anni a venire, ossia l’AIDS. Inoltre nella New York di quegli anni convivevano a fatica popoli diversi per razza e cultura – cinesi, nordafricani, greci ecc. – la cui vicinanza era una specie di bomba a mano che aspettava solo di essere innescata. Sembrava impossibile riportare l’ordine in una città che conteneva decine di città diverse, antitetiche, inconciliabili, che rappresentavano altrettante culture, tra le quali quella cinese era senza dubbio una delle più chiuse, impermeabili alle influenze esterne.
A partire dal titolo, e pur avendo come protagonista un americano doc – il detective privato Stuart Malone, appunto – questo romanzo è permeato dall’inizio alla fine di cultura cinese, una cultura particolarmente affascinante per noi europei proprio perché così diversa dalla nostra. Sono anni ormai che Malone vive a Chinatown, quartiere di cui ha assorbito le caratteristiche fino a far propria la filosofia di vita cinese. Tra rimedi orientali per l’insonnia e la depressione, nozioni di feng shui – l’arte dell’arredamento volta a orientare positivamente l’energia dell’ambiente in cui si vive –, complicati codici mafiosi, coincidenze astrali e biscotti della fortuna, il detective Malone si troverà alle prese con un’inquietante serie di omicidi apparentemente scollegati tra loro, accomunati tuttavia da un indecifrabile tatuaggio rinvenuto sui corpi di tutte le vittime. Lungi dall’incarnare lo stereotipo classico del detective tutto istinto e azione, Malone è pigro e indolente, costantemente alle prese con il rimpianto del suo unico amore finito male e tendenzialmente depresso.
Contraddistinto da un’ottima caratterizzazione dei personaggi, questo romanzo è molto più che un thriller: è narrativa pura, della migliore che mi sia capitata di leggere di recente.

giovedì 31 maggio 2012

Diego Zandel recensisce "Scatole Cinesi" sulla Gazzetta del Mezzogiorno

http://ladrodilibri.blogspot.com/2012/05/soti-triantafillou-tradotto-un-suo.html

SOTI TRIANTAFILLOU, TRADOTTO UN SUO ROMANZO IN ITALIA DA GIUSEPPINA DILILLO

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 31 – 5- 2012

Quattro stagioni per il detective Malone dell’autrice ellenica Soti Triantafillou
IL GROSSO GRASSO INTRIGO CINESE D’UNO SBIRRO AMERICANO (E GRECO)
Edito da Voland nella efficace traduzione della lucana Dilillo

di Diego Zandel

Il titolo: “Scatole cinesi”, e il sottotitolo: “Quattro stagioni per il detective Malone” di Soti Triantafillou, edito in Italia da Voland nella efficace traduzione della lucana Giuseppina Dilillo, lasciano sospettare che il romanzo, seppur scritto da una delle maggiori e più versatili scrittrici greche, non sia di ambientazione greca. E, infatti, fin dalla prima pagina ci si trova a New York, inizio anni Novanta, dove si svolgerà l’intera storia nell’arco di quattro stagioni, dall’estate alla primavera successiva. Non è un caso: l’autrice ha trascorso anni di studio e di lavoro negli Stati Uniti, dove ancora vive parte dell’anno, insegnando, titolare di varie docenze di cui  è significativa, alla luce di questo romanzo, quella di Storia del cinema, sul quale scrive anche su Athens Voice e Book Press.
Titolo e sottotitolo evidenziano anche che abbiamo a che fare con un giallo. Ebbene, la conoscenza dell’ambiente, della grande narrativa hard boiled e del cinema che ne è stato prodotto è tale da consentirle di manipolare, con un uso accorto dell’ironia, gli stereotipi, a cominciare dai nomi dei personaggi, in gran parte anch’essi cinematografici, restituendoci un’opera originale e divertente qual’è  “Scatole cinesi”.
Tutto qui richiama Chandler. L’investigatore privato Stuart Malone (stesso cognome del poliziotto de “Gli uomini preferiscono le bionde”), ex poliziotto caduto in disgrazia per il poco patriottismo dimostrato quando era soldato in Vietnam (“E chi sono io, eh? Jane Fonda?”), ma anche  perché faceva sempre di testa sua e non rispettava “le consuetudini della squadra”. Un isolato, insomma, con ufficio a Chinatown, fissato con gli oroscopi e l’erboristeria cinesi e il feng shui, che vive nella perpetua nostalgia della ex moglie Allison, che l’ha lasciato per sposare un macellaio e trasferirsi nel Connecticut: ormai era pervenuto alla conclusione che l’amore tra lui, nato nell’anno del bue, e Allison, lepre, non poteva durare. “Il bue presenta affinità solo con il serpente e il gallo. Al limite con il topo”. Malone così si barcamena alla meglio tra il bar di Jake, con il quale filosofeggia bevendo whisky, e il negozio di erbe medicinali del vecchio saggio cinese Ki-Young, che gli risponde col silenzio o quasi. Per fortuna ha una segretaria, Deni Lamour, che si presterà ad alcune ricerche, rivelatesi poi pericolose, di un certo Hank Cassidy, la cui scomparsa Malone cerca di interpretarla con la numerologia cinese, che Deni “considerava roba da dissennati”, se non altro perché “i numeri significavano qualcosa nel cantonese e il contrario nel mandarino e Ki-Young interpretava i sogni in un modo che si scontrava con la logica comune”. Non manca  la rivalità con i poliziotti  dei due distretti a maggior densità criminale (Rudolf Giuliani deve ancora arrivare a mettere ordine) in cui Malone ha l’ufficio, cioè il 5°  di Chinatown e il 41° del South Bronx, “noto  come Fort Apache”. Quanto ai nomi dei poliziotti, sono O’Hara, Savini,  Manzanira, Bullock. Una rivalità che poi non mancherà di dare prova di collaborazione quando l’intraprendete Deni Lamour, scoperta la fine di Cassidy, si troverà  invischiata in una ambigua storia d’amore con un tipo appartenente a una banda di nazisti del Nebraska, chiamata “Pugni a martello”, il cui capo è un certo Doctor Strangekiss il quale “in un’adunanza patriottica aveva dichiarato, tra le altre cose, che starsene al sole per abbronzarsi era tradimento contro la razza bianca, la sporca abitudine dell’abbronzatura era una conseguenza della cospirazione ebraica”. Gente ridicola, usa a riti celtici, ma verso la quale l’autrice pur usando tutta la sua ironia, non manca di evidenziare il carattere pericoloso. Si verrà, infatti, a sapere che sono stati loro a uccidere Cassidy, mentre Deni Lamour, che vuole sapere troppo, rischia di fare la stessa fine. E sarà questa a scuotere finalmente Malone dal torpore, e fargli dare una svolta alle indagini. E all’amore (con i giusti segni zodiacali).
                                                                                  Diego Zandel
       
Soti Triantafillou, Scatole cinesi, Voland, pag. 211, €. 14,00